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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Cè n. 3-03624 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 2).
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, l'infibulazione, o mutilazione genitale femminile, è un fenomeno che purtroppo sta prendendo sempre più piede nel nostro paese, anche in conseguenza delle ondate migratorie. Si tratta di un rito a nostro parere assolutamente barbarico, di un metodo di riduzione in schiavitù della donna. Ricorrono sempre più frequentemente casi di donne che si rivolgono ai pronti soccorsi o di bambine che vi vengono accompagnate, perché riportano conseguenze estremamente gravi da queste pratiche. Sono anche state fatte dichiarazioni in proposito da circa 150 medici, i quali confermano che tali pratiche sono ormai di uso corrente all'interno di alcune comunità di immigrati, specie di quelle provenienti dal nord Africa. Visto che in Italia esistono almeno
5 mila bambine a rischio di mutilazione genitale, vorremmo sapere cosa intenda fare il Governo su tale questione affinché non venga calpestato il diritto all'integrità fisica e non vengano praticati questi rituali barbari.
PRESIDENTE. Il ministro di grazia e giustizia ha facoltà di rispondere.
OLIVIERO DILIBERTO, Ministro di grazia e giustizia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'interrogazione presentata riguardava un singolo episodio riportato dalla stampa e, più in generale, la questione dell'infibulazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Cè ha facoltà di replicare.
ALESSANDRO CÈ. Questa risposta meritava proprio un applauso! Ministro Diliberto, da lei mi aspettavo un altro tipo di risposta, invece lei ha confermato la posizione vergognosa del Governo riguardo al rispetto dei diritti più elementari della persona.
Lei mi conferma la veridicità delle dichiarazioni rilasciate dal ministro Turco - sulla quale avevo avuto dubbi - che ribadiscono come voi siate un'accozzaglia di gente che non ha le idee chiare su questo argomento. Le bambine sottoposte alla pratica dell'infibulazione vengono ridotte in schiavitù e rovinate per tutta la vita e voi, ancora una volta, vi permettete di dire in questa sede che bisognerebbe forse rispettare le abitudini di questa gente. Voi, supportati da tutta la sinistra! Quella sinistra che è sempre pronta a gridare allo scandalo quando nell'ultimo angolo dell'ultimo paese sconfinato di questo mondo avviene anche una minima violazione dei diritti delle donne. Però, se tutto ciò accade in Italia in un modo così barbaro, con il risultato di causare infezioni o tumori che segnano per tutta la vita queste bambine, voi fornite questo tipo di risposta.
L'onorevole Cè ha facoltà di illustrarla.
Per quanto riguarda il singolo episodio, la procura della Repubblica presso il tribunale di Torino non ne ha avuto conoscenza ufficiale, ma il predetto ufficio giudiziario ha precisato che, a seguito delle notizie apprese dalla stampa e delle dichiarazioni di alcuni medici sulla pratica dell'infibulazione, ha avviato un procedimento penale contro ignoti per il reato di lesioni gravi (sono, pertanto, in corso indagini).
Più in generale, il nostro ordinamento punisce severamente già da oggi i responsabili di tale pratica. L'intervento integra, infatti, il reato di lesione personale grave che prevede la pena della reclusione da tre a sette anni; pena che è aumentata da un terzo alla metà se il fatto è commesso, come spesso avviene in questa fattispecie, da ascendenti e può essere ulteriormente aumentata se il fatto stesso è commesso con sevizie o crudeltà. Il delitto, in questi casi, consente anche il fermo della persona indiziata.
Pertanto, il sistema sanzionatorio appare adeguato alla gravità dei fatti e non sembrano necessarie, dal punto di vista del codice penale, nuove norme. È tuttavia mia convinzione che le misure repressive non possano da sole contrastare efficacemente il fenomeno, se non altro perché le denunce in questo caso sono molto limitate: si tratta di un fenomeno sommerso, difficile da individuare e, quindi, da perseguire.
Devo aggiungere che la previsione di ulteriori misure repressive, quali l'espulsione dal nostro paese dei genitori che sottopongono le figlie a tali pratiche, potrebbero ulteriormente mettere, con ogni probabilità, a repentaglio la vita delle minori che rischierebbero di non essere portate tempestivamente presso le strutture sanitarie anche quando - caso non infrequente - subentrino complicazioni gravi a seguito dell'intervento.
Tuttavia, non bisogna dimenticare che si tratta di pratiche che hanno, nei paesi in cui vengono eseguite, una rilevanza culturale e religiosa del tutto peculiare. Esse rappresentano spesso, dal loro punto di vista, un vero e proprio dovere sociale il cui mancato adempimento condanna la minore all'emarginazione. Quindi, se da un lato lo Stato deve intensificare - sono d'accordo - la battaglia contro tale pratica per il rispetto della legge italiana, dall'altro va detto che non comprenderemmo il fenomeno se ci limitassimo semplicemente a denunciarne la barbarie rispetto alla nostra concezione del mondo.
Tutte queste questioni aprono contraddizioni serie: contraddizioni presenti in tutte le società, come quella nostra che si avvia a diventare una società multietnica, multireligiosa e multilinguistica e, quindi, con contraddizioni che vanno governate invece che affrontate semplicemente sulla base dell'intolleranza o del razzismo: ciò non serve, oltre ad essere ingiusto sia sul piano morale sia su quello politico (Applausi dei deputati del gruppo comunista).
Lei confonde nella maniera più assoluta il rispetto delle tradizioni e delle abitudini altrui con il rispetto dei diritti dichiarati a livello universale e che riguardano tutti, sia coloro i quali vivono in Africa sia coloro che vengono a vivere nel nostro territorio.
Non si è sentito sull'argomento neanche il ministro per le pari opportunità, che tanto si dà da fare per garantire la parità sul piano della rappresentanza istituzionale. Invece su questo tema così importante, che riguarda la difesa delle donne, non viene detta neanche una parola. Mai niente! Dovete vergognarvi! Siamo assolutamente stanchi di vivere in un paese dove le istituzioni si comportano in questo modo!
La civiltà europea, alla quale noi crediamo di appartenere, non ragiona in questo modo. Si dice: vanno rispettate le diversità ma i diritti della persona sono intangibili. Ma questo è chiaramente un diritto della persona, ricordatevelo (Applausi dei deputati dei gruppi della lega nord per l'indipendenza della Padania, di forza Italia e di alleanza nazionale)!


