XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 1617




        Onorevoli Colleghi! - La progressiva diminuzione della partecipazione popolare al voto referendario e la prospettazione continua di iniziative referendarie sulle più varie questioni, anche di carattere prevalentemente tecnico, unitamente all'esigenza di potenziare l'esercizio della iniziativa legislativa popolare, segnalano la necessità di una nuova regolamentazione costituzionale del referendum abrogativo e l'esigenza della introduzione del referendum propositivo.
        Per un verso, quindi, si impongono limiti più rigorosi per l'esercizio del referendum abrogativo, tali da garantire che effettivamente le richieste siano fondate su un consenso popolare diffuso e che si eviti un surrettizio uso "manipolativo", non sempre chiaro nelle intenzioni e nelle conseguenze, dell'istituto. A tale esigenza si ispira l'articolo 2 della presente proposta di legge costituzionale che eleva il numero degli elettori e dei consigli regionali, che possono fare richiesta di referendum, e che esclude dal referendum abrogativo le leggi necessarie al funzionamento degli organi costituzionali dello Stato e quelle a contenuto costituzionalmente vincolato.
        D'altra parte, sarebbe tuttavia estremamente riduttivo intervenire in materia solo per introdurre limiti e per imporre restrizioni. L'uso "manipolativo" ha fatto emergere spinte di democrazia reale che debbono essere recuperate in modo più razionale. Da qui la proposta, proveniente da più parti, sin dai tempi della Commissione Bozzi, di potenziare lo strumento dell'iniziativa legislativa popolare, oggi scarsamente usato in quanto non in grado di impegnare il Parlamento. Si prevede così, in caso di mancato dialogo del Parlamento con le istanze dei cittadini elettori, lo strumento del referendum propositivo, in precisi ambiti di intervento e comunque non in materia costituzionale (articolo 1 della proposta). Questo secondo strumento, concepito come "stimolo rafforzato" al Parlamento, più flessibile, in quanto elemento di negoziato con i rappresentanti eletti, è opzione preferenziale. Presenta, quindi, limiti minori per il suo azionamento, significativamente individuati nel due per cento degli elettori, ovvero in una quota vicina alla metà dei voti oggi necessari ad un movimento politico per accedere alla Camera dei deputati. E' garantita così una presenza alternativa alle minoranze non più parlamentarizzate dal sistema elettorale adottato. La compiuta definizione delle materie sottratte al referendum propositivo (modifiche costituzionali, tutela delle minoranze, materia tributaria, rapporti fra Stato-Chiesa e confessioni religiose) ed il vincolo di omogeneità del progetto proposto rappresentano gli ulteriori limiti naturali dell'istituto. Il referendum propositivo, nella forma qui avanzata, è ammissibile solo quando le Camere non abbiano approvato, entro diciotto mesi dalla sua presentazione, un progetto di iniziativa popolare. Su richiesta di una quota sufficientemente significativa di elettori, pari al due per cento degli aventi diritto al voto nelle precedenti elezioni per la Camera dei deputati, le Camere deliberano di sottoporre a referendum i princìpi fondamentali contenuti nel progetto proposto. Oggetto del referendum è l'approvazione o il rigetto dei princìpi fondamentali della proposta di legge di iniziativa popolare. Il Parlamento procederà a tradurre in legge il progetto che abbia ottenuto la maggioranza dei voti validi.
        La disciplina proposta, quindi, rientra nella ricerca degli istituti di bilanciamento complessivo del nostro sistema costituzionale, diventata più urgente con l'introduzione del meccanismo elettorale maggioritario, che può consegnare la maggioranza dei seggi parlamentari ad una forza o ad una coalizione di forze politiche che sia minoranza nel Paese. Essa consente alle minoranze, soprattutto a quelle non rappresentate, di concorrere alla funzione legislativa quando siano, anche se solo su singoli problemi, maggioranza del Paese.




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