XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3639




        Onorevoli Colleghi! - Il dibattito finora sviluppatosi in materia di riforme istituzionali ha evidenziato fra i vari un aspetto decisivo, quello relativo alla necessità inderogabile di procedere con una chiara e definita visione di sistema. Un limite rilevante delle riforme realizzate, infatti, è rappresentato dalla incompiuta definizione di un mosaico predefinito, con il risultato di far emergere una difficoltà ancora oggi non superata nella piena ed effettiva operatività delle leggi di riforma in vigore, sia quelle ordinarie che quelle di rango costituzionale. La recente riforma del titolo V della parte seconda della Costituzione rappresenta di tutto ciò il punto più significativo; accanto ad essa si collocano le riforme sulla forma di governo delle regioni e sui nuovi statuti di autonomia regionale.
        Da questa consapevolezza muove l'approccio della presente proposta di legge costituzionale e segue l'asse attorno al quale si sviluppò nella scorsa legislatura la riflessione nell'ambito della Commissione bicamerale, con nuovi spunti di riflessione sulla base dell'esperienza maturata in altre democrazie dell'Europa e del mondo. Una proposta di riforma, pertanto, utile a completare l'architettura istituzionale in coerenza con la forma di Stato introdotta con il nuovo articolo 114 della Costituzione.
        In primo luogo la proposta reca la riforma del Parlamento con il superamento del bicameralismo perfetto e con la conseguente differenziazione di funzioni fra le due Camere.
        La Camera dei deputati legifera in via esclusiva in tutte le materie che la Costituzione attribuisce allo Stato, il Senato federale legifera su tutte le materie di legislazione concorrente, su statuti speciali delle regioni, organi di governo e legislazione elettorale di comuni, province e città metropolitane. La modalità di elezione del Senato federale e la sua composizione, insieme gli attribuiscono il carattere di sede nella quale si articola il confronto e la concertazione fra Stato, autonomie locali e regioni.
        Il secondo tema proposto riguarda la forma di governo; attualmente il procedimento elettorale e la formazione dell'esecutivo hanno determinato, nella prassi ormai consolidata, una sostanziale modifica della norma costituzionale vigente. Il Presidente del Consiglio dei ministri, già proposto agli elettori con il nome indicato nella scheda elettorale, supera di fatto la norma che assegna al Presidente della Repubblica la prerogativa di nominarlo. Come sarebbe infatti immaginabile una nomina diversa da quella proposta prima del voto e risultata maggioritaria nel consenso finale espresso? Oggi nessuno può ragionevolmente ritenere di potere facilmente modificare una prassi ormai acquisita dal comune modo di pensare dei cittadini; questi ultimi infatti ritengono di designare con il loro voto il Capo del governo. Per questa ragione la norma proposta si limita a codificare quanto già oggi si determina per effetto della costituzione materiale. Di conseguenza si assume, sulla base del procedimento elettorale in vigore, la forma del governo del primo ministro, ancorato al voto degli elettori, con la sola possibilità in corso di legislatura di cambiamenti con voto qualificato della Camera dei deputati, e nel solo ambito della formazione o coalizione politica risultata maggioritaria nel risultato elettorale. Il Presidente della Repubblica mantiene il ruolo di alta autorità di garanzia costituzionale, con un ampliamento della sua base di elezione al fine di rafforzarne la rappresentatività e l'autorevolezza democratico-istituzionale. I poteri del Presidente del Consiglio dei ministri sono adeguati alla nuova forma prevista, con il potere di nomina e revoca dei Ministri e di proposta di scioglimento della Camera dei deputati.
        Il contesto delineato di democrazia del maggioritario richiama la introduzione della figura del Capo dell'opposizione con conseguente adeguamento dei Regolamenti parlamentari per definirne operatività e prerogative.
        La procedura di esame da parte del Parlamento in materia di ineleggibilità e di incompatibilità viene modificata, per adeguarla al differente contesto di relazioni fra maggioranza e opposizione parlamentare; in un sistema maggioritario, si amplia infatti la sfera delle garanzie con la possibilità di ricorrere, in caso di controversia, alla sede arbitrale e definitiva, rappresentata dalla Corte costituzionale.
        Infine, si muta la composizione della Corte costituzionale per renderla più coerente con la nuova articolazione dei poteri istituzionali introdotta con la modifica dell'articolo 114 della Costituzione, così come previsto dal nuovo titolo V.
        L'articolo 1 introduce una modifica nell'elettorato passivo per la Camera dei deputati rendendolo possibile con il raggiungimento della maggiore età, inoltre introduce la figura del deputato a vita per chi ha ricoperto la carica di Presidente della Repubblica.
        L'articolo 2 definisce la composizione del Senato federale della Repubblica e fissa i princìpi per la sua elezione su base regionale; prevede inoltre la figura dei senatori di diritto in relazione alla funzione svolta di presidente di regione, di provincia o di città metropolitana, ovvero di sindaco.
        L'articolo 3 regola la procedura in materia di cause di incompatibilità e ineleggibilità.
        L'articolo 4 definisce la nuova funzione legislativa delle due Camere secondo funzioni e compiti differenziati.
        L'articolo 5 disciplina i presupposti e le modalità di attivazione delle inchieste parlamentari, nonché i poteri delle Commissioni parlamentari allo scopo istituite.
        L'articolo 6 modifica il procedimento di elezione del Presidente della Repubblica ampliando la sua base di elezione ai rappresentanti delle autonomie locali.
        L'articolo 7 definisce la nuova forma di governo con la previsione di nuovi poteri del Presidente del Consiglio dei ministri; inoltre indica i princìpi ai quali attenersi nel procedimento elettorale per la elezione della Camera dei deputati e per la proposta della candidatura alla carica di Presidente del Consiglio dei ministri.
        L'articolo 8 modifica la composizione della Corte costituzionale.




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