XIV LEGISLATURA

PROGETTO DI LEGGE - N. 3885




        Onorevoli Colleghi! - La riforma operata con la legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, ha costituzionalizzato lo status di Roma quale Capitale della Repubblica, limitandosi poi a prevedere, sempre all'articolo 114 della Costituzione, che con legge dello Stato se ne sarebbe disciplinato l'ordinamento. Tuttavia allo stato attuale nulla risulta a riguardo, continuando Roma a godere della tradizionale disciplina normativa, ispirata ai princìpi e alle disposizioni contenuti nel testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. E' chiaro che l'ordinamento di questa grande città non possa più continuare al essere disciplinato in tale modo, come implicitamente ammette anche la nostra Costituzione, rendendo ormai urgenti e necessari interventi in tale senso, contestualmente all'adozione di uno strumento legislativo più efficace di quello previsto attualmente dalla stessa Costituzione.
        Non si può prescindere infatti dalla considerazione che Roma, oltre ad essere un Comune con cinque milioni di abitanti e una Provincia densamente popolata, sia anche la Città chiamata a svolgere la funzione di Capitale della Repubblica, funzione che necessità di uno status speciale, che la presente proposta di legge costituzionale immagina essere la Città-Regione.
        Si ritiene infatti necessario un disegno di ampia portata, capace di allineare Roma alle grandi Capitali non solo europee, i cui ordinamenti godono di uno status giuridico improntato sul modello di Regione se non addirittura di Stato che le ha trasformate in Città-Regioni o Città-Stato proprio per le funzioni che sono chiamati a svolgere in quanto Capitali.
        Washington, capitale degli Stati Uniti d'America, vanta una struttura organizzativa territoriale, quale il distretto di Columbia in tutto equiparata agli Stati federali che compongono l'Unione e con in più il diritto di partecipare all'elezione del Presidente della Repubblica con le stesse procedure e lo stesso numero di rappresentanti previsti per i singoli Stati membri.
        Brasilia, come distretto federale, vanta le stesse attribuzioni degli Stati che compongono la Federazione del Brasile. In Europa, Berlino godeva dello status di Land già prima dell'unificazione della Repubblica federale tedesca con la Repubblica democratica e Vienna è considerata alla stregua dei Lander che costituiscono lo Stato federale.
        In Belgio la Costituzione ha attribuito a Bruxelles lo status di Regione-Stato bilingue; la Spagna ha riservato a Madrid le stesse attribuzioni riconosciute alle Regioni, mentre Londra ha competenze amministrative e attribuzioni giuridiche particolari.
        Infine Parigi ed Atene, pur essendo Capitali di Stati accentrati, godono di attribuzioni particolari la prima e di una autonomia economica e amministrativa la seconda.
        Come è evidente Roma, che è comunque Capitale di uno Stato che riconosce e garantisce costituzionalmente le autonomie, sempre più proiettato verso il federalismo, continua invece a rimanere un caso piuttosto anomalo nel quadro internazionale.
        A fronte di tale analisi comparata si è cercato, con la presente proposta di legge costituzionale di intervenire con uno strumento legislativo più incisivo rispetto alla disciplina con legge ordinaria, quale la legge costituzionale, al fine di improntare lo status giuridico di Roma sul modello di quello delle Regioni a statuto speciale, non solo per permettere a Roma di andare oltre l'entità territoriale cittadina fino ad acquisire quella di Regione, ma sì da conferire alla stessa quella autonomia e quei poteri che tali Regioni vantano secondo il dettato costituzionale.
        Trasformando Roma in una Regione a Statuto speciale, si permetterà, in particolare, alla Capitale di godere, non solo in quanto ente autonomo territoriale di una maggiore autonomia statutaria, di indirizzo politico, legislativa, amministrativa e finanziaria, che già, in quanto Città, vanta, ma anche di godere di quelle particolarità, in ambito di autonomia, che la nostra Costituzione all'articolo 116 attribuisce proprio alle Regioni a statuto speciale. Si ricorderà, infatti che le motivazioni che avevano portato il legislatore a dotare le cinque tradizionali Regioni quali la Sicilia, la Sardegna, il Friuli-Venezia Giulia, il Trentino Alto-Adige e la Valle d'Aosta di questa autonomia, nascevano dalla consapevolezza dei particolari motivi storici, politici ed economici legati alle rispettive realtà. Non dimentichiamo, inoltre, che solo alle Regioni, tra gli enti territoriali, è concesso di difendere le proprie attribuzioni impugnando leggi dello Stato e sollevando conflitti di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale, oppure indicendo referendum per bloccare progetti di legge di revisione costituzionale lesivi della propria autonomia.
        Così, nell'intento di sostenere e di valorizzare il ruolo della Capitale anche nell'ottica dell'unità e della coesione nazionali, tenendone in debito conto gli aspetti peculiari, nonché la funzione di Capitale della Repubblica, i 13 articoli della proposta di legge costituzionale, non solo incidono sulla Costituzione, per conferire il suddetto status alla Città, ma ne disciplinano lo statuto sulla base dei princìpi costituzionali.
        Al capo I della proposta di legge costituzionale, l'articolo 1 interviene sull'articolo 116 della Costituzione, specificando ulteriormente la natura del nuovo status di Regione a statuto speciale, dal momento che esso disciplina le forme e le condizioni particolari autonomia delle tradizionali cinque Regioni secondo i rispettivi statuti adottati con legge costituzionale.
        Le modifiche suddette comportano ovviamente cambiamenti considerevoli non solo in senso amministrativo-funzionale ma anche sul territorio della futura regione Lazio dal momento che la nuova Regione autonoma di Roma Capitale sarebbe costituita dal territorio del distretto di Roma comprensivo della città di Roma, nonché dei Comuni della Provincia di Roma.
        Con l'articolo 2, la proposta di legge costituzionale viene a modificare l'articolo 131 della Costituzione, inserendo Roma Capitale nell'elenco delle Regioni italiane, conferendole lo status di Regione ovvero di ente a rilevanza costituzionale e portando il numero delle Regioni da 20 a 21.
        L'articolo 3 della proposta di legge costituzionale ridisegna pertanto l'assetto territoriale della nuova Regione Lazio riconoscendo come capoluogo della Regione la città di Latina. I vantaggi non sarebbero di poco conto e soprattutto non sarebbero a senso unico, proprio perché il notevole ridimensionamento territoriale, delle competenze e dell'attività burocratica della Capitale andrebbe a favore anche del resto degli abitanti dell'attuale regione Lazio, se solo si considera che attualmente la maggior parte delle risorse della Regione è assorbita dalla Capitale, come dimostra per esempio il 66 per cento dei 13 mila miliardi di vecchie lire destinati alla Regione per il settore sanitario.
        Privando inoltre il Lazio di Roma, esso si presenterà come una Regione popolata in maniera uniforme, attraente per il turismo stanziale, più competitiva sui mercati esteri, con una rinnovata attenzione al sociale; non solo, ma la stessa Regione avrà la possibilità di riequilibrare i capitoli di spesa, che, alleggeriti del peso della Capitale, permetteranno una più equa ripartizione delle risorse sul suo territorio. Se consideriamo poi che nuovi uffici e servizi statali e regionali saranno istituiti a Latina quale nuovo capoluogo, è evidente che gli abitanti della regione Lazio verranno a beneficiare sia di una maggiore efficienza, sia di un alleggerimento delle trafile e delle sovrapposizioni burocratiche.
        Sia a Roma che nel resto del Lazio si registrerà, insomma, una dilatazione di poteri a favore delle rispettive amministrazioni che permetterà quell'ulteriore avvicinamento tra pubblica amministrazione e cittadini da sempre auspicato.
        L'articolo 4 modifica l'articolo 114 della Costituzione, sopprimendo l'ultimo periodo del terzo comma. Tale intervento scaturisce dalla necessità di rendere effettiva la trasformazione di Roma in Regione a statuto speciale, dal momento che per le suddette regioni l'articolo 116 richiede che l'adozione dei rispettivi statuti avvenga con legge costituzionale, escludendo così la possibilità di un ricorso a legge dello Stato per disciplinarne l'ordinamento.
        L'articolo 5 interviene sull'articolo 135 della Costituzione al fine di portare il numero dei giudici della Corte costituzionale da 15 a 16 e di riconoscere all'Assemblea della Regione autonoma di Roma Capitale il diritto all'elezione di un membro della Corte, il quale, tuttavia, non prenderà parte ai giudizi sui reati presidenziali. Rimane comunque inalterato l'iter procedimentale per l'elezione dei tradizionali 15 giudici da parte del Parlamento in seduta comune, del Presidente della Repubblica e delle supreme magistrature ordinaria e amministrative.
        Passando al capo II della proposta di legge costituzionale, si arriva a disciplinare lo statuto speciale della Regione autonoma di Roma Capitale dal momento che lo stesso, ai sensi dell'articolo 116 della Costituzione, deve essere adottato con legge costituzionale. Al riguardo l'articolo 6 della presente proposta di legge costituzionale viene ufficialmente a costituire il distretto di Roma Capitale in Regione autonoma a statuto speciale, ovviamente sempre nel rispetto dell'unità della Repubblica che deve rimanere una e indivisibile, e a definirne i limiti territoriali corrispondenti non solo con l'ambito spaziale in cui la Città di Roma esercita i suoi poteri e le sue funzioni, ma anche con quel territorio che è centro di riferimento per la comunità locale residente nella Città.
        L'articolo 7 istituisce il terzo elemento costitutivo della Regione dopo il territorio e la popolazione, ovvero l'apparato costituito dagli organi regionali chiamati a esercitare le funzioni amministrative e legislative (con esclusione di quella giurisdizionale riservata allo Stato, in quanto ente sovrano) quali l'Assemblea regionale, la Giunta ed il Presidente della Regione di cui, secondo il disposto dell'articolo 121 della Costituzione, tutte le Regioni devono essere dotate. L'articolo 7, al comma 2, fa poi una ulteriore precisazione, statuendo che il Governo della Regione è costituito dal Presidente e dalla Giunta.
        L'articolo 8 disciplina l'Assemblea regionale, fissandone il numero dei componenti che, come nella Regione siciliana, assumono la denominazione di deputati, prevedendone l'elezione a suffragio universale diretto e segreto, garantendo la parità tra i sessi per l'accesso alle consultazioni elettorali, come disposto per le altre Regioni a statuto speciale dalla legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, nonché disciplinando le modalità di elezione dell'Assemblea, i termini di durata e le cause che ne possono determinare lo scioglimento anticipato, gli organi competenti a ciò e le relative modalità. Sempre in conformità a quanto previsto dalla legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, viene riconosciuta l'incompatibilità dell'ufficio di deputato regionale con quello di membro delle Camere, di un Consiglio regionale ovvero del Parlamento europeo.
        Viene prevista inoltre la partecipazione ai lavori dell'Assemblea regionale del sindaco della Città di Roma e del Presidente della Provincia di Roma. Quest'ultimo, inoltre, partecipa con voto deliberativo alle sedute della Giunta regionale.
        L'articolo 9 definisce le modalità per l'elezione del Presidente della Regione mediante elezione a suffragio universale e diretto, nonché i criteri per la nomina e revoca degli assessori, lasciando, tuttavia, all'Assemblea regionale il potere di stabilire, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, le modalità di elezione del Presidente della Regione, di nomina e di revoca degli assessori, nonché le incompatibilità con l'ufficio di deputato regionale.
        Si viene infine a precisare, sempre conformemente alla legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, che la Giunta regionale è composta dal Presidente e dagli assessori e che questi ultimi sono preposti ai singoli rami dell'amministrazione.
        Le funzioni dell'Assemblea regionale sono disciplinate dall'articolo 10 nel quale si è fatto esplicito riferimento alla potestà legislativa e a tutte le altre funzioni previste dalla Costituzione, dallo statuto e dalle leggi dello Stato. E' stato dato risalto anche alle norme sulle modalità di approvazione del bilancio in quanto strumento necessario per rendere conto della spesa pubblica regionale, essendo dovere degli organi di governo garantire uno strumento di controllo e presentare un conto consuntivo per l'esercizio trascorso, soprattutto da quando, a seguito della riforma costituzionale operata con legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, è stato attuato il federalismo fiscale.
        Sempre all'articolo 10 è previsto che la Regione potrà formulare progetti di legge da presentare al Parlamento anche in materie che, pur estranee alla sua competenza, presentino particolare interesse per la Regione stessa. Sono quindi disciplinate l'iniziativa delle leggi regionali da parte del Governo e di ciascun deputato dell'Assemblea nonché, in conformità a quanto previsto dalla legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, l'iniziativa legislativa da parte del corpo elettorale attraverso un progetto di legge redatto in articoli, insieme al referendum regionale abrogativo, propositivo e consultivo, di cui sono specificati ambito di applicazione e modalità.
        L'articolo 11 riconosce come Capo del Governo regionale il Presidente della Regione, che assume il titolo di Governatore. Allo stesso sono attribuite diverse funzioni tra le quali quelle di promulgare le leggi regionali, di convocare e di presiedere la Giunta regionale, nonché l'esercizio delle funzioni amministrative che lo Stato può delegare al Governo della Regione.
        La proposta di legge costituzionale in esame prevede anche una partecipazione del Presidente della Regione al Consiglio dei ministri con voto deliberativo e, proprio a riguardo, l'articolo 12 elenca le materie in cui il Presidente potrà esercitare tale diritto. Queste vanno dalle questioni che interessano la Regione, proprio per la funzione costituzionale che essa è chiamata a svolgere, quelle che riguardano il territorio e le attribuzioni della Capitale, anche quando coinvolgono la Santa sede e, infine, quelle materie che riguardano le autonomie regionali, la devoluzione e l'assetto federale dello Stato.
        L'articolo 13 conclude il progetto di legge costituzionale in esame prevedendo che le disposizioni relative alle forme di governo di cui all'articolo 9, dopo la loro prima applicazione, potranno essere modificate con lo strumento della legge regionale, precisando che per le modifiche allo statuto della Regione autonoma di Roma Capitale, da fare ovviamente con legge costituzionale, l'iniziativa appartiene non solo al Governo e al Parlamento, ma anche all'Assemblea regionale e disponendo che ogni progetto di modifica di cui non sia promotrice l'Assemblea regionale, sia comunicato dal Governo all'Assemblea medesima. Conformemente al dettato della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n. 2, si precisa infine che le modifiche allo statuto non verranno comunque sottoposte a referendum nazionale.




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