COMMISSIONE X
ATTIVITÀ PRODUTTIVE, COMMERCIO E TURISMO

Resoconto stenografico

INDAGINE CONOSCITIVA


Seduta di martedì 17 gennaio 2006


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PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE
RUGGERO RUGGERI

La seduta comincia alle 9,45.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Sulla pubblicità dei lavori.

PRESIDENTE. Avverto che, se non vi sono obiezioni, la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso.
(Così rimane stabilito).

Audizione di rappresentanti di Unione petrolifera.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle prospettive degli assetti proprietari delle imprese energetiche e sui prezzi dell'energia in Italia, l'audizione di rappresentanti dell' Unione petrolifera.
Sono presenti il presidente dell'Unione petrolifera, dottor Pasquale De Vita, il direttore generale, dottor Piero De Simone, e il responsabile delle relazioni esterne, dottor Marco D'Aloisi.
Prego il presidente di illustrarci la posizione dell'Unione sulle tematiche in questione.

PASQUALE DE VITA, Presidente dell'Unione petrolifera. Credo che il tema dell'assetto proprietario sia leggermente diverso e molto specifico e concerna settori collaterali alla nostra attività, con i quali non abbiamo particolari connessioni.
Vorrei invece - visti anche i tempi - fare alcuni accenni relativi alla situazione generale. È chiaro che il problema principale riguarda la sicurezza dell'approvvigionamento e il costo dello stesso.
La situazione che stiamo vivendo in questo momento è caratterizzata da qualche preoccupazione contingente a proposito degli approvvigionamenti, dovuta ai fatti che tutti leggiamo ogni giorno e ad un livello di prezzi considerato eccessivo.
Tale circostanza è determinata da un fattore di tipo strutturale e da altri di tipo congiunturale. Il primo, che influenza sicuramente anche l'andamento del mercato petrolifero, è legato al fatto che le capacità di estrazione - attenzione, il problema non riguarda la disponibilità di greggio, che è presente -, ivi incluse quelle dei paesi produttori, sono abbastanza vicine alla saturazione. Ciò è avvenuto perché si è verificata una grossa impennata dei consumi, forse non prevista, e anche perché, negli ultimi anni, sono stati effettuati pochi investimenti per aumentare la capacità di estrazione. Non si è provveduto ad investire in questa direzione, in quanto il prezzo del greggio negli ultimi 15 anni del passato secolo, dal 1985 al 2000, si era attestato intorno ai 18 dollari e, pertanto, non invitava ad intraprendere azioni di questo tipo. Proprio per questo motivo, anche i paesi produttori che avevano i loro progetti di sviluppo, hanno dirottato le risorse in altri campi.
Questo fatto allo stato attuale incide sul quadro generale, pur essendo in corso un'inversione di tendenza, per la quale, gli stessi paesi produttori - e tra questi l'Arabia Saudita - adesso si stanno impegnando per aumentare la capacità estrattiva; tuttavia, un processo del genere richiede tempo.


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Ricordiamo che fino ad ora, nonostante le crisi che si sono susseguite e le difficoltà che abbiamo incontrato negli ultimi 10, 20 o 30 anni, non è mai mancato il greggio. Di conseguenza, queste prospettive e previsioni debbono tener conto del fatto che ci troviamo ancora in zona sicurezza e che non si presenteranno a breve problemi per avere disponibilità fisica di greggio.
Accanto alle questioni strutturali se ne pongono altre contingenti, rappresentate dalle turbolenze che coinvolgono le aree maggiormente interessate all'estrazione e alla spedizione del greggio.
Evidentemente, è necessario seguire la situazione, ma è alquanto difficile fare delle previsioni a tal proposito. Lo ripeto, le turbolenze sono utilizzate spesso e volentieri dai paesi produttori, ma soprattutto dal nuovo mercato del petrolio che ormai si è affermato. Esso non coinvolge solo gli operatori petroliferi, ma, come la Borsa, è aperto a tutti, anche alle istituzioni finanziarie, e prevede la presenza di fondi: tutti comprano e vendono greggio. Se oggi si compra una nave di greggio che deve essere consegnata a fine marzo, da questo momento a quella data, quella stessa nave sarà comprata e venduta altre 20 volte: questo, purtroppo, è il mercato. Esso, dunque, avendo preso le abitudini, o i difetti, propri della Borsa, reagisce alle speranze, alle paure e alle informazioni, così come fa, naturalmente, la Borsa. Questo è un elemento di incertezza che, purtroppo, non è controllabile.
L'ulteriore elemento che ha portato il mercato ad una condizione di maggiore tensione è rappresentato dal fatto che i grandi consumi, che continuano ad essere provocati da alcune economie che «tirano» molto di più di quanto non faccia la nostra, hanno fatto capire ai paesi produttori - che hanno portato avanti una politica abbastanza prudente per parecchi anni, nel timore che un'impennata dei prezzi creasse una crisi e che da questa si generasse una discesa dei consumi e dei prezzi stessi - che tali economie possono sopportare un alto costo dell'energia e che, di conseguenza, ci si può anche accomodare a un livello più alto senza che questo provochi grandissimi problemi. Si pensi, a tal proposito, alla Cina, all'India e agli Stati Uniti che, pur pagando l'energia ad un certo prezzo, continuano a presentare un'economia con un buon andamento.
Questo è il quadro nel quale ci stiamo muovendo. Il consuntivo di tutto questo, come abbiamo potuto constatare, è che nel 2005 si è verificato un incremento del prezzo del greggio di circa il 40 per cento. Se andiamo a confrontare questo dato con quello relativo all'anno 2000, noteremo che l'incremento si è attestato all'80 per cento, mentre per i carburanti esso è del 30-40 per cento. Pertanto, come notate, assistiamo ad incrementi molto forti sul lato dei prodotti.
Che cosa può accadere nel 2006? Innanzitutto, secondo le ultime previsioni, la domanda mondiale crescerà dell'1,9 per cento circa, mentre la produzione conoscerà un aumento all'incirca del 2 per cento. Dal momento che la previsione della domanda e dell'offerta andranno a bilanciarsi, non dovrebbero verificarsi ulteriori tensioni dal punto di vista operativo. Le tensioni sono di altro tipo.
Probabilmente, ad esempio, andremo incontro ad una maggiore tensione nel campo delle benzine. Vi ricordo, infatti, che la questione della benzina negli Stati Uniti sta affrontando un periodo particolare, dovuto al fatto che le nuove norme introdotte metteranno fuori mercato una parte della produzione specialistica di alcuni additivi che venivano utilizzati.
Dunque, lo ripeto, potrebbe verificarsi una maggiore tensione - mi riferisco sempre ai mercati internazionali - sulle benzine, tensione che, del resto, è già presente.
Quanto alle ricadute sul nostro paese, nell'ultimo periodo abbiamo assistito ad un'inversione di tendenza per quanto riguarda i consumi dei prodotti petroliferi che, in Italia, sono sempre cresciuti negli ultimi anni (nel 2004 sono aumentati del 2,5 per cento), mentre nel 2005 il consumo dell'insieme dei carburanti, benzine e gasolio, è sceso quasi del 2 per cento. Tale


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inversione è una novità nel nostro mercato, mai verificatasi in precedenza, perlomeno negli ultimi anni.
Il petrolio rappresenta ancora nel nostro paese il 43 per cento dell'approvvigionamento energetico. Partendo da una percentuale del 48 per cento, il petrolio sta scendendo gradualmente, mentre invece sta guadagnando il gas che è arrivato al 36 per cento, a partire da un dato iniziale del 32 per cento.
Il gas, ovviamente, presenta determinati problemi legati alle fonti. Le iniziative russe più recenti ci hanno messo in allarme tanto che si è tenuto un dibattito riguardo all'opportunità di mantenere l'approvvigionamento tramite il tubo, oppure se fosse più conveniente svilupparne altri, vale a dire i rigassificatori.
A mio avviso, bisogna tentare di diversificare le fonti di approvvigionamento. Diversamente, si rischia di restare prigionieri di paesi che, tra l'altro, sono prigionieri a loro volta l'uno dell'altro, in quanto hanno tutti l'esigenza di esportare. Tuttavia, possono verificarsi dei momenti di crisi in cui essere i prevalenti fornitori può far venire delle tentazioni.
Ribadisco, dunque, che su un piano di prospettiva è necessario aprirsi a possibilità di approvvigionamento diverse. Inoltre, per quanto riguarda il gas, credo che la gassificazione sia la strada più praticabile, economica e immediata.
Nel 2005 la nostra fattura petrolifera ammontava a 22 miliardi di euro e quella energetica a 37 miliardi. Le previsioni per quest'anno devono sempre essere accompagnate da un punto interrogativo. «Fioccano» previsioni dappertutto, ma bisogna essere molto cauti, a mio avviso.
Grandi sbalzi non si dovrebbero verificare neanche nel 2006. Tuttavia, trovandoci all'inizio di un anno che si presenta abbastanza turbolento per tanti aspetti, eviterei di fare previsioni numeriche e direi che, salvo fatti eccezionali, dovremmo rimanere all'incirca sulla linea di oggi.
Quali sono, invece, le operazioni che il paese dovrebbe, o dovrà, attuare per cercare di attenuare l'incombente esigenza di energia che proviene dalle aree a rischio? Non esistono alternative ai prodotti petroliferi, soprattutto con riferimento all'autotrazione. Non possiamo pensare, a breve, di trovare soluzioni che ci permettano di sostituire il greggio. Lo dobbiamo dire, dal momento che ogni tanto si sente parlare di qualche ipotesi diversa, mentre, in realtà, al momento non è possibile fare a meno del greggio. Esso rappresenterà ancora l'unica soluzione possibile.
Non ci sono alternative neanche al gas, naturalmente, per altri tipi di utilizzazione. Certamente, si potrebbe ricorrere ad un uso maggiore del carbone.
Inoltre, in questo periodo ho osservato che si vorrebbe riprendere, almeno per le centrali di sicurezza, l'uso dell'olio combustibile. Questo è un tema che si può affrontare, anche se oggi in Italia si produce sempre meno olio combustibile, in quanto i problemi ambientali hanno consigliato di produrre carburante, evitando di mettere in circolazione prodotti troppo pesanti, come lo zolfo, che non sono ideali per l'ambiente. Per reazione si cerca di utilizzare il meno possibile questa fonte, ricorrendo anche al risparmio, come abbiamo fatto tutti insieme nella prima crisi del 1973. La vera grande fonte alternativa, infatti, è il risparmio energetico. Abbiamo conosciuto un lungo periodo durante il quale ci siamo dedicati - mi riferisco a tutto il mondo industrializzato, dal momento che non si tratta soltanto di un nostro problema - al risparmio, che nel corso della prima crisi, si è cercato di ottenere in maniera abbastanza naif, indossando due pullover e tenendo in casa una temperatura di 18 gradi. Non è quello, tuttavia, il vero risparmio, che deve derivare da una ricerca, da una tecnologia e dalla possibilità di ottenere i medesimi risultati, impiegando un quantitativo di gran lunga inferiore di unità di energia, e questo è stato già fatto per certi versi: il rendimento di alcuni impianti per la produzione di energia elettrica è passato dal 40 al 60 per cento. Questo è risparmio, perché si utilizza meno energia.
A tal proposito, vorrei riportare un esempio. Ognuno di noi guida una vettura.


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Ebbene, la stessa automobile, costruita 15 anni fa, consumava un certo numero di litri di carburante ogni 100 chilometri, mentre oggi ne consuma non dico la metà, ma certamente molti di meno. Bisogna, quindi, continuare assolutamente sulla strada dell'investimento anche massiccio nella ricerca, per sviluppare tecnologie che consentano di ottenere risparmi energetici sempre maggiori.
È chiaro che a questo bisogna affiancare delle iniziative sulle fonti alternative, che senza dubbio esistono. Non possiamo illuderci di sostituire tutto con l'energia alternativa, però anche se, almeno per un lungo periodo, essa potrà fornire un apporto abbastanza contenuto, contribuirà comunque a ridurre la dipendenza dall'importazione.
Tutti i giorni abbiamo sotto gli occhi la situazione dei biocarburanti, che rappresentano sicuramente un'alternativa. Pur non costituendo un gran quantitativo, allo stato attuale, vengono distribuite già 180-200 mila tonnellate di biodiesel. Le società petrolifere hanno dichiarato - lo abbiamo dichiarato anche al ministro Alemanno, qualche tempo fa - che sono disponibili a distribuire biocarburanti, nel momento in cui saranno prodotti. In Italia, tuttavia, si verifica una circostanza alquanto strana, per la quale i biocarburanti, che stiamo distribuendo in questa prima fase, sono per l'80 per cento di importazione. Non mi sembra logico passare dalla dipendenza da petrolio a quella da biocarburante.
Oltretutto, dal momento che la coltivazione delle piante aiuta l'ambiente - risolvendo così un problema -, importare il prodotto finito non mi sembra sia la strada giusta. Forse, sarebbe opportuno impegnarsi maggiormente su questo fronte. I diversi settori sono sempre aperti alle iniziative e anche quello petrolifero è disposto alla collaborazione.
Vorrei concludere affrontando il tema del risparmio energetico e della tecnologia. Dal punto di vista del risparmio e della qualità dei prodotti, un problema che coinvolge anche l'ambiente - dobbiamo tenere presente, infatti, un input forte nel quale ormai tutti credono, quello della tutela dell'ambiente -, il sistema di raffinazione industriale italiano è fra i più avanzati in Europa e mette in circolazione prodotti che sono anch'essi all'avanguardia. In questo campo, pertanto, non abbiamo problemi. Ciò che il settore doveva attuare, è stato attuato. Inoltre, se si presenteranno iniziative diverse, si continuerà a procedere su questa strada, soprattutto se sarà introdotta una semplificazione amministrativa che eviti le difficoltà derivanti dalla doppia interpretazione, o dalla doppia legislazione, Stato-regioni, che, spesso e volentieri, crea problemi e rappresenta un freno a tante iniziative.

PRESIDENTE. Do la parola ai deputati che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

STEFANO SAGLIA. Siccome il tempo è tiranno, non ci resta che ringraziare. Sicuramente avete degli studi già pronti, per cui mi permetterei di chiedervi se potete fornirci, anche successivamente, la documentazione relativa agli aspetti legati alla fiscalità che incide sui prodotti. Visto che dobbiamo occuparci di prezzi, credo che questo elemento possa aiutarci a focalizzare le iniziative future.

PASQUALE DE VITA, Presidente dell'Unione petrolifera. Va bene.

PRESIDENTE. A nome di tutta la Commissione e del presidente Tabacci, vi ringrazio per il prezioso aiuto che avete offerto ai nostri lavori.

PASQUALE DE VITA, Presidente dell'Unione petrolifera. Siamo noi a ringraziarvi per l'attenzione. Buon lavoro.

PRESIDENTE. Dichiaro conclusa l'audizione.


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Audizione di rappresentanti delle Associazioni di consumatori.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle prospettive degli assetti proprietari delle imprese energetiche e sui prezzi dell'energia in Italia, l'audizione di rappresentanti delle Associazioni di consumatori.
Sono presenti il dottor Giuseppe Colella e il dottor Pieraldo Isolani, che ringraziamo per la loro presenza.
Mi scuso per la ristrettezza dei tempi e vi invito ad inviarci eventuali memorie, che saremo ben lieti di ricevere.

GIUSEPPE COLELLA, Esperto di Federconsumatori. La ringrazio. Sarò sintetico e schematico. Innanzitutto, vi ringraziamo per aver previsto l'audizione dell'Associazione dei consumatori in occasione dell'indagine conoscitiva sul futuro dei prezzi dell'energia e sulle prospettive delle imprese.
Anche per ragioni di tempo, il mio contributo sarà circoscritto ad alcune brevi considerazioni che credo siano utili a darvi l'angolazione della problematica, vista dalla parte dei piccoli consumatori del settore elettrico e del gas, e in particolare delle famiglie.
Il settore del metano, come sapete, è stato interamente liberalizzato a partire dal gennaio 2003 ed oggi, trascorsi tre anni, dobbiamo rilevare che la concorrenza è ancora agli albori, mentre quella realizzata riguarda una ristretta cerchia di consumatori che godono - si fa per dire - del privilegio di essere i destinatari di due offerte di vendita del gas da venditori in reale concorrenza tra di loro.
Di fronte a questa situazione, bisogna rilevare che è praticamente assente una qualsivoglia azione di pressione promozionale della concorrenza, da parte dei consumatori dell'ex mercato vincolato. Ci riferiamo a quelli con consumi annui inferiori ai 200 mila metri cubi, vale a dire piccole e medie imprese, artigiani e famiglie, che pagano il metano ad un prezzo costituito per il 43-48 per cento da imposte.
Per tali consumatori la materia prima metano, ossia l'oggetto della concorrenza della vendita, ha un peso che si aggira intorno al 30 per cento del prezzo finale. Pertanto, lo sconto più diffuso per questa clientela - pari al 5 per cento del prezzo del metano - diventa, nei fatti, una modestissima riduzione dell'1,5 per cento del prezzo finale. È troppo poco e riguarda un numero troppo esiguo di famiglie, ossia quelle che usano il metano anche per il riscaldamento ambientale e che sono quindi caratterizzate da un consumo annuo superiore a quello medio dei 1400 metri cubi di metano.
L'aspettativa è quella di vedere un futuro con un prezzo del metano ridotto e stabile, accompagnato da condizioni che consentano alla grande massa dei consumatori di essere soggetti attivi nella promozione di una reale ed estesa concorrenza nella vendita del metano ai piccoli consumatori.
Pertanto, occorrerebbe porre in essere alcune iniziative, che riteniamo opportune, per assecondare la transizione verso l'assetto concorrenziale completo del mercato del gas.
Occorrerebbe almeno dimezzare il peso delle accise in periodi come questi, caratterizzati da alti prezzi del metano, istituendo un criterio che veda le accise oscillare in modo da ridurle in fase di rincaro degli idrocarburi, e farle risalire nei periodi in cui i prezzi sono più bassi. In tal modo, il gettito fiscale è garantito nell'arco degli anni che caratterizza il ciclo di variazione dei prezzi.
Fino a quando non si realizzerà una reale concorrenza del mercato all'ingrosso, occorre rendere trasparenti e controllabili i contratti di importazione take or pay, obbligando le imprese alla pubblicizzazione dei prezzi degli stessi, così come avviene in altri paesi.
Attendiamo che gli onorevoli deputati possano esprimere condivisione e sostegno all'azione intrapresa dall'Autorità per l'energia, per il monitoraggio ed il controllo dell'andamento del prezzo del metano, che dovrà essere gradualmente sganciato da quello del petrolio.


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È opportuno creare le condizioni per avere in Italia una disponibilità di metano superiore alla domanda, con significative agevolazioni per realizzare, da un lato, terminali di GNL in più punti del perimetro costiero e, dall'altro, il potenziamento della rete di metanodotti, imponendo al proprietario puntuali e circostanziati interventi, così come è stato fatto con le rete di trasmissione dell'elettricità.
Tali obiettivi potrebbero essere accompagnati da penalità automatiche che, in caso di mancato raggiungimento, servano a risarcire chi investe nella realizzazione dei terminali e si vede rifiutata la possibilità di mettere metano nei tubi, con la stessa direzione di flusso di quello proveniente da metanodotti internazionali.
Per concludere sul metano, segnalo che la separazione dell'attività di vendita da quella di distribuzione del metano e la regolazione tariffaria adottata dalle Autorità per l'energia hanno portato alla trasparenza dei costi ed al vincolo sui ricavi, per cui si è reso necessario esternalizzare l'onere per coprire le spese della fornitura del gas alle famiglie povere.
Per fronteggiare tali oneri, il comune ha la facoltà di maggiorare la tariffa di un importo non superiore all'1 per cento del solo costo di distribuzione, ossia, un sovrapprezzo che è poco più dell'1 per mille del prezzo complessivo al metro cubo che paga il consumatore. Il gettito di tale prelievo, in moltissimi comuni, è del tutto inadeguato a rispondere alle esigenze di aiuto ai meno abbienti. Da ciò deriva la motivazione nobile - se me lo consentite - che giustifica la richiesta del comune di far pagare al distributore il privilegio della gestione in esclusiva, affidatagli attraverso la gara, mediante l'inserimento, nel bando di gara, di una remunerazione da fornire al comune.
Per il settore elettrico, sono tre gli aspetti che sinteticamente vorrei porre alla vostra attenzione. Tali aspetti, come è ovvio, sono legati direttamente al problema - ben noto a voi - degli alti prezzi del chilowattora, e alla prospettiva di completare la liberalizzazione dal luglio 2007.
In relazione a tali scadenze, riteniamo che il sistema non sia in grado di reggere l'impatto della liberalizzazione nel settore domestico, se non si interviene preventivamente e in tempo utile sul sistema tariffario, introducendo una reale fascia sociale ed altre misure a favore dei meno abbienti e dei poveri. Per tale introduzione, è necessario un intervento finanziario dello Stato, nonché l'emanazione, da parte del Governo, degli indirizzi necessari per individuare la platea degli aventi diritto.
L'intervento del Governo è atteso dal 2003, vale a dire da quando l'Autorità per l'energia formulò alcune ipotesi di regolamentazione della problematica. La scadenza della completa liberalizzazione pone anche l'esigenza di una più puntuale definizione della missione e del ruolo dell'acquirente unico, la cui permanenza, oltre il luglio 2007, prevista dalla legge Marzano, è ritenuta dalle associazioni dei consumatori oltremodo necessaria. Si considera ciò sia per la funzione di garantire la fornitura di energia a tutti gli utenti domestici, sia per assicurare la presenza di un fornitore a prezzi standard per le fasce di utenti che, in relazione ai volumi di consumo e ai prezzi maggiorati attuali, devono poter fruire dei vantaggi della concorrenza, che speriamo ci siano.
L'intervento del Governo, recentemente attuato, di diluizione finanziata a prezzi di mercato degli oneri CIP 6 che gravano sulla bolletta elettrica, è solo un artifizio che indebita le famiglie per gli anni a venire, per contenere il previsto aumento delle tariffe da questo mese.
Occorre, a nostro parere, modificare il meccanismo di formazione dei prezzi nella Borsa elettrica, adottando nuove norme in grado di attribuire un reale potere di contrattazione ai compratori, anche eliminando l'obbligo di chiudere le contrattazioni esclusivamente al termine della seduta di Borsa del giorno precedente. Tale intervento potrebbe favorire il trasferimento ai consumatori di una parte significativa della riduzione dei costi, determinata dall'alta efficienza delle centrali nuove a ciclo combinato a metano. Finora,


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tale riduzione dei costi si è trasformata in un considerevole aumento dei profitti di impresa, o, come ammette qualche produttore, in anticipazione del rientro degli investimenti.
Concludo, evidenziando che è ben chiaro a tutti che il contenimento degli alti prezzi dell'elettricità non può attendere. In particolar modo, non può attendere i tre-quattro anni, necessari alla costruzione di moderne centrali a carbone né, tantomeno, i sei-sette anni necessari per la realizzazione di eventuali centrali nucleari. L'esigenza di riduzione è immediata e andrebbe soddisfatta per le famiglie, le imprese e l'artigianato, trasferendo al bilancio dello Stato una serie di oneri impropri, tra cui quelli del CIP 6, che pesano sulla bolletta delle famiglie.
Grazie per l'attenzione.

PRESIDENTE. Do la parola ai deputati che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Non ho capito esattamente se concordiate sul fatto che, al momento della completa liberalizzazione del mercato elettrico, l'acquirente unico sia una figura che deve scomparire, oppure se la riteniate necessaria al fine di calmierare gli elementi di mercato che vengono messi in campo.

GIUSEPPE COLELLA, Esperto di Federconsumatori. È nostra opinione che tale figura debba rimanere, in quanto in una logica di mercato essa rappresenta lo strumento per consentire alle famiglie di acquisire l'elettricità al prezzo più basso, ferma restando la possibilità di rivolgersi al mercato libero.

PRESIDENTE. Vi ringrazio anche a nome del presidente Tabacci. Sarebbe molto utile se poteste inviarci qualche nota scritta.
Do la parola al dottor Pieraldo Isolani, esperto di Adiconsum.

PIERALDO ISOLANI, Esperto di Adiconsum. Vi ringrazio ancora per l'opportunità che ci offrite con questa audizione. Vorrei aggiungere, in premessa, due brevi considerazioni a quanto riferito dal dottor Colella.
Innanzitutto, siamo in presenza di una liberalizzazione a metà dei servizi elettrici e del gas, la soluzione peggiore che si possa immaginare. In questo modo, infatti, si concentra troppo potere in mano agli ex monopolisti. Al contempo, ci spaventa il rischio - anzi quasi la certezza - di una trasformazione dei monopoli pubblici, che prima erano controllati, bene o male, da strumenti istituzionali, in monopoli privati che non hanno alcun controllo.
La seconda considerazione - che è negativa e deve essere superata - è che il Governo sta considerando ENI ed Enel come funzionali per contribuire al bilancio dello Stato, piuttosto che come strumenti per fornire servizi elettrici e del gas a condizioni efficaci ed efficienti, e a prezzi più bassi. L'azione intrapresa, infatti, è quella di favorire l'accumulazione di dividendi, da incamerare nel bilancio dello Stato, e l'aumento del valore delle azioni, che serve sempre ai fini del bilancio dello Stato, nel momento in cui si procede ad ulteriori privatizzazioni, o tranche di privatizzazioni, a danno delle tariffe pagate dai consumatori.
Queste due questioni generali provocano due criticità molto gravi. La prima è l'insicurezza del servizio, la seconda è il costo.
A proposito dell'insicurezza del servizio, è sufficiente ricordare i problemi del blackout elettrico e l'attuale emergenza del gas, per la quale - come sappiamo tutti - si prevede un rischio di insufficienza nelle prossime settimane. Del resto, la quantità degli stoccaggi è quasi esaurita e se continua il freddo - speriamo che non si aggiungano ulteriori problemi da parte dell'Ucraina e della Russia -, sicuramente, le prossime settimane presenteranno una situazione di rischio, o di emergenza gas, in termini di approvvigionamento, molto pesante.
In entrambi questi casi di insicurezza del servizio, le responsabilità di ENI e di Enel sono chiare. Infatti, in occasione dei


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blackout - per fortuna adesso si sta superando il problema, dal momento che alcune nuove centrali stanno entrando in produzione e altre lo faranno - che si sono verificati, la responsabilità di Enel è stata accertata tramite un procedimento dell'Autorità per l'energia, che, tuttavia, non ha potuto emanare le sanzioni amministrative, essendo ancora in vigore la norma sull'oblazione.
Per quanto riguarda invece l'emergenza gas di questi giorni e delle prossime settimane, sono evidenti le responsabilità di ENI da un punto di vista politico generale, per aver sostenuto fino a qualche giorno fa che il rischio in Italia non è quello della mancanza di gas, ma quello di una bolla di gas, ma, soprattutto perché non ha previsto gli investimenti necessari per superare le strozzature presenti in Austria e Tunisia, e per consentire di aumentare i flussi del gas senza grandi problemi, nel giro di pochi mesi.
Inoltre, la Stogit (responsabile degli stoccaggi del gas) non ha dato corso agli investimenti necessari per aumentare la capacità di stoccaggio. A tal proposito, è in atto una procedura, da parte dell'Autorità per l'energia, per accertare le responsabilità e comminare le relative sanzioni.
Questi sono tutti elementi che stanno a dimostrare che se non cambiano il rapporto e il ruolo di ENI ed Enel nel settore energetico, la situazione è destinata a rimenare invariata (mi riferisco, in particolare, alle questioni interne). Non abbiamo tempo a sufficienza per parlare di problematiche internazionali, ma è un argomento che dobbiamo affrontare.
La seconda conseguenza di questa incongruenza generale è la misura delle tariffe. Sappiamo, infatti, che le nostre tariffe elettriche sono le più alte d'Europa. Lo stesso dicasi per quelle del gas, non tanto a causa della materia prima, quanto forse per il problema delle tasse. Tuttavia, il gas per le famiglie italiane è un servizio decisivo, irrinunciabile. La stragrande maggioranza delle famiglie usa il gas per il riscaldamento. Quest'anno, in questa stagione, per effetto degli aumenti, seppur contenuti, ma comunque risultanti dalle decisioni dell'Autorità, le famiglie spenderanno dai 120 ai 150 euro in più, vale a dire che da una spesa di 900 euro si arriverà ad una di 1000-1050 euro.
Questa situazione deve essere superata; bisogna togliere SNAM rete gas dal controllo di ENI e metterla sotto il controllo pubblico; bisogna aumentare l'offerta del gas con interventi sui tubi e con la realizzazione dei rigassificatori; bisogna, altresì, pubblicizzare i prezzi dell'import del gas, che non sono ancora chiari, e per i quali c'è una vertenza pendente presso il Consiglio di Stato riguardo alle decisioni assunte dall'Autorità per l'energia; bisogna diminuire le tasse sul gas, in quanto non è ammissibile che ammontino al 50 per cento della spesa totale, trattandosi di un servizio indispensabile per le famiglie. Inoltre, non è possibile che l'IVA, per un servizio irrinunciabile al pari di quello elettrico, sia del 20 per cento, laddove sul servizio elettrico è del 10 per cento.
Per quanto riguarda la parte elettrica, auspichiamo che, in prospettiva, si attuino almeno due azioni al fine di diminuire il prezzo dell'energia. In primo luogo, sarebbe necessario eliminare gli oneri impropri che gravano sulle tariffe elettriche e che ammontano al 15 per cento circa (mi riferisco al CIP 6, stranded-cost e quant'altro). Qualche mese fa Adiconsum ha tenuto un convegno sul tema e, se volete, vi possiamo fornire la documentazione e le nostre proposte in merito.
La seconda questione riguarda le decisioni che il Governo dovrebbe assumere, a nostro avviso, per aumentare l'utilizzo del carbone nelle centrali elettriche, che rappresenta uno dei modi per abbassare i costi.
Infine, confermando quello che riferiva il presidente Colella, siamo favorevoli al rafforzamento del ruolo dell'Autorità per l'energia e al mantenimento dell'acquirente unico anche dopo il 2007. A quell'epoca, infatti, non sarà presente alcun tipo di concorrenza, e dunque una figura che rappresenti i piccoli consumatori nell'acquisto dell'energia elettrica è fondamentale.


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PRESIDENTE. Ringrazio i nostri ospiti e dichiaro conclusa l'audizione.

Audizione di rappresentanti dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle prospettive degli assetti proprietari delle imprese energetiche e sui prezzi dell'energia in Italia, l'audizione di rappresentanti dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Sono presenti il presidente, dottor Nino Morgantini, e il consigliere, dottor Gabriele Cirieco.
Rivolgo anche a voi la preghiera di essere sintetici, e di inviarci eventuali memorie scritte.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Grazie, presidente. I problemi che sono oggetto di discussione preoccupano particolarmente gli associati AICEP. Sottolineo subito che i risultati che speravamo di ottenere dalla liberalizzazione del mercato, purtroppo, per il momento, non si sono verificati. Siamo piuttosto delusi da quello che è successo. La diminuzione dei prezzi che tutti i consumatori auspicavano, infatti, non è avvenuta. La speranza in tal senso era nutrita in particolare dai grandi consumatori che AICEP rappresenta. Del resto, il costo energetico per loro è fondamentale, dal momento che i costi energetici sui prezzi dei loro prodotti possono incidere, in qualche caso, anche per il 60 per cento. Si comprende bene quindi come un incremento del costo dell'energia possa rendere queste aziende molto poco competitive in Europa dove negli anni passati, a partire dal 2000, il costo dell'energia era pari alla metà di quello italiano, anche se negli ultimi tempi stiamo verificando degli aumenti. Qualcuno sostiene che le differenze sono del 20-30 per cento, ma bisogna fare attenzione a quale categoria di utenti ci si riferisce. Per quanto riguarda i nostri associati, sottolineo che abbiamo acquistato, nel 2003, dell'energia in Francia a 24 euro al megawattora, mentre in Italia, oggi, il costo puro dell'energia è superiore a 60 euro. Anche in Francia sta aumentando, ma in misura di gran lunga minore, e il delta è sempre elevato.
Detto questo, vorrei ringraziare la Commissione che ci ha invitato a questa audizione, visto che la voce dell'AICEP non sempre è recepita e riportata ad altri organismi: mi riferisco in particolare a Confindustria. I nostri associati sono tutti iscritti a Confindustria, ma i loro problemi specifici non vengono particolarmente evidenziati. D'altro canto, Confindustria rappresenta sia i consumatori che i produttori, sia il diavolo che la croce, quindi deve cercare di mediare tra gli interessi degli uni e quelli degli altri. A tal proposito, devo sottolineare che le nostre esigenze non sono state ancora evidenziate a dovere.
L'AICEP è una associazione che riunisce 24 grosse aziende, le cosiddette energy intensive. Il consumo complessivo degli associati AICEP è di 16 miliardi di chilowattora all'anno, vale a dire un quantitativo leggermente superiore al 10 per cento del totale del consumo industriale, e pari a circa il 5 per cento del consumo nazionale. Si rende evidente, quindi, che si tratta di una grossa quantità di energia in gioco.
Gli associati dell'AICEP sono rappresentanti del settore dell'alluminio primario, o del riprocessamento di alluminio, come Alcoa e Becromal, del settore dell'acciaio, come Alfa acciai - una società di Brescia che ha uno stabilimento anche in Sicilia - e del settore chimico, come Altair chimica. Tale azienda, che produce cloro e soda, o meglio, potassa caustica, è particolarmente «critica» perché in questi tipi di produzione si consumano circa 3500 chilowattora per tonnellata di cloro, quindi, l'incidenza che ha è enorme. Oltre ad Altair chimica, il settore chimico è rappresentato da Basell Poliolefine e da Ineos, che producono materie plastiche, e da Solvay, un grosso gruppo industriale internazionale.


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L'AICEP comprende, inoltre, il settore del cemento, rappresentato da Italcementi e Buzzi Unicem; il settore del vetro, rappresentato da Avir, Bormioli Rocco di Parma, la Pilkington Italia, la Saint Gobain e Zignago Vetro.
Nel settore della chimica ho dimenticato di citare la Omya, che produce carbonati di calcio.
È presente anche il settore dei gas tecnici con Linde gas, Crion e Rivoira, e la Memc, che produce materiali elettronici, che sono strategici e che, nella massima parte, vengono esportati.
Per queste aziende il problema esistenziale è stato chiaramente e pubblicamente manifestato nella giornata AICEP che si è tenuta qui a Roma il 5 luglio scorso. Gli atti di quel convegno sono disponibili sul sito dell'associazione che è www.aicep.it, dove sono reperibili le relazioni di alcuni componenti delle aziende che hanno evidenziato le loro problematiche.
Dopo aver descritto sommariamente l'Associazione che rappresento, vorrei specificare i temi principali che affronterò oggi.
Innanzitutto, vorrei descrivere lo scenario di riferimento del mercato elettrico in Italia, relativamente alla sua situazione odierna e accennare al problema dell'eccessivo impatto degli oneri di sistema e di dispacciamento sul prezzo complessivo dell'energia. Questo è un problema tipicamente italiano che, gravando sulle nostre aziende, ne diminuisce la competitività. Mi preme, inoltre, segnalare quali sono, a parere nostro, le grosse anomalie della normativa europea sul cross border, applicata alla realtà italiana. Infine, vorrei riferire circa l'ultimo punto - quello che ci preme maggiormente -, ossia la necessità di attuare la legge n. 339 del 2004 (cosiddetta legge Marzano), nella quale è previsto che queste aziende siano salvaguardate con qualche misura relativa alle problematiche energetiche.
Quanto allo scenario del mercato, l'attuale struttura dell'offerta è ancora insufficiente, come produzione italiana. Importiamo dall'estero circa il 15 per cento del consumo totale di energia. Se ne potrebbe importare un maggior quantitativo, se esistessero più linee di interconnessione. Si pone, tuttavia, un problema di scarsa capacità che, tra l'altro, è regolamentata - come vedremo dopo - dalla normativa cross border in maniera tale per cui i vantaggi che da questa capacità si erano ottenuti all'inizio della liberalizzazione del mercato, ossia dal 1999 al 2001, sono scomparsi. I meccanismi di cross border, infatti, fanno in modo che il prezzo dell'energia presa dagli altri paesi europei, da cui attingono i concorrenti delle nostre aziende, sia esattamente al livello dell'energia italiana. Vi ricordo che siamo costretti a pagare la capacità, un fatto anomalo per noi, proprio perché si tratta di un dazio.
A parere nostro, una circostanza simile non dovrebbe essere prevista in Europa, dove tutte le merci dovrebbero avere libera circolazione, senza dover pagare balzelli. Il settore dell'energia, invece, paga questo dazio. Dal momento che riteniamo tale situazione ingiusta, stiamo cercando di verificare se, da un punto di vista legale, sia possibile avanzare una protesta. Speriamo di poter ottenere qualche risultato.

PRESIDENTE. Visto che ci avete consegnato la documentazione scritta, la invito a passare alle conclusioni.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Mi avvio alle conclusioni. Come dicevo, l'offerta non è ancora libera, in quanto lo strapotere dell'Enel e di pochi altri gruppi rende il mercato di tipo oligopolistico e ciò non consente la concorrenza. Essendo l'Enel predominante in tutte le zone e avendo la maggioranza degli impianti di punta, impone il suo prezzo, e finché esso è alto, gli altri lo seguono ben volentieri.
Qual è la situazione futura? Riconosciamo, certamente, che il Governo ha compiuto molti passi in avanti. Ad esempio, la famosa legge «sblocca centrali» ha permesso di dar seguito a vari impianti in fase di costruzione e, in futuro, credo che potremo ottenere dei prezzi più accessibili


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e vicini a quelli dei concorrenti esteri. Tuttavia, occorrono degli anni, e in questa fase abbiamo bisogno di qualche misura per arrivare vivi al momento in cui i prezzi saranno diminuiti.
Al di là del costo dell'energia puro e semplice, in Italia abbiamo le componenti A e UC, i cosiddetti oneri di sistema, che hanno raggiunto - con l'ultima delibera di fine dicembre n. 299 dell'Autorità - un costo di circa 12 euro al megawattora, di cui 9 euro solo per la componente A3, ossia quella relativa agli impianti CIP 6 e alle forme di energia finanziata.
Inoltre, abbiamo le componenti di dispacciamento e trasporto che raggiungono i 10 euro al megawattora. In totale, arriviamo a circa 22 euro al megawattora, che rappresenta, grosso modo, il 25 per cento del prezzo totale dell'energia, franco fabbrica.
Questi oneri di trasporto e di sistema sono un problema tipicamente italiano. Negli altri paesi non esistono, in quanto non si deve pagare né il CIP 6 né il nucleare mancato.
Quali sono le anomalie del cross border? Esso prevede dei meccanismi di mercato per la capacità ed ha una buona applicazione per le frontiere in cui si verifica un flusso bidirezionale, che passa da un paese all'altro, e viceversa. Tuttavia, nel nostro paese, il flusso si dirige solo verso l'Italia.
A nostro avviso, dunque, bisognerebbe far notare ai produttori esteri che rendiamo loro un gran favore offrendo la possibilità di vendere la loro energia in Italia. Tuttavia, sarebbe opportuno che la vendessero allo stesso prezzo che applicano nei loro paesi, senza approfittare del fatto che viene concessa loro una parte della capacità che poi viene messa all'asta, arrivando ad una quota di 20 euro al megawattora e portando il prezzo ai livelli attuali del mercato nazionale. In questa situazione, l'applicazione dei sistemi di mercato dovrebbe rimanere nell'esclusivo ambito del gestore italiano, spettando al gestore estero unicamente il corrispettivo per il servizio del trasporto prestato fino alla frontiera e non oltre. Quantomeno, si dovrebbe rispettare un criterio di proporzionalità tra la competenza e la grandezza dei flussi in ingresso.
Veniamo all'aspetto che più ci preme, vale a dire la salvaguardia delle industrie nazionali ad alta intensità energetica.
Al comma 3, lettera m), dell'articolo unico della legge n. 239 del 2004, si afferma esattamente che è un impegno del Governo «salvaguardare le attività produttive con caratteristiche di prelievo costanti e alto fattore di utilizzazione dell'energia elettrica, sensibili al costo dell'energia». Ebbene, queste sono le tipiche caratteristiche degli associati AICEP. Naturalmente, esistono anche altri soggetti con tali caratteristiche che non sono associati AICEP. Tuttavia, il totale del consumo italiano che rientra in questa categoria è di circa 25 miliardi di chilowattora, pari al 7-8 per cento del consumo nazionale.
Riteniamo che il MAP dovrebbe, molto rapidamente, varare un decreto attuativo di tale legge, in modo che si possa definire questa categoria di consumatori.
Una volta attuata la legge Marzano, ogni impresa in possesso dei requisiti prescritti, previa omologazione del MAP, entrerebbe a pieno diritto nello specifico regime di salvaguardia che la stessa legge individua come strumento di politica energetica.
Quali sono le misure che potrebbero essere assunte per dare respiro o far sopravvivere queste aziende, fino a quando i prezzi in Italia non saranno come quelli europei , forse nel 2010 o nel 2012? Da parte nostra, avremmo immaginato alcune misure. Non credo possano essere adottate tutte, ma si tratta di suggerimenti che offriamo al Governo, alla Commissione, al ministero e alle istituzioni competenti.
Chiediamo di riassegnare al solo gestore italiano il diritto esclusivo di allocazione del 100 per cento, oppure di una percentuale che nel tempo segua lo sviluppo dei flussi bidirezionali che si creeranno - già ora si sta cominciando ad esportare timidamente energia nelle ore vuote, notturne, o di festa, quindi, in futuro può darsi che tale attività aumenti - e delle linee di interconnessione con


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l'estero. Tali linee, di fatto, ad oggi sono sostanzialmente destinate al transito a senso unico di energia verso l'Italia, senza uno scambio commerciale significativo, riconducibile all'esportazione di energia italiana oltre frontiera.
Di questa capacità, inoltre, vorremmo che almeno un 10 per cento - che rappresenterebbe appena il 20 per cento del loro fabbisogno - venisse riservato e dato in via prioritaria alle imprese ammesse al regime di salvaguardia, secondo la legge che abbiamo richiamato. Questo dovrebbe avvenire tramite un'allocazione delle quote gratuite, ossia senza far pagare costi, dazi o balzelli, e con contestuale vincolo di restituzione, nel caso in cui le aziende non possano utilizzarlo.
Ulteriori misure che possono essere assunte sono, ad esempio, quella di non assoggettare al pagamento di alcun onere - o diritto di utilizzare la capacità - tutta l'energia introdotta in Italia attraverso le bande di capacità comunque assegnate all'impresa ammessa al regime di salvaguardia; oppure quella di non assoggettare l'energia prelevata in fascia 4 dalle stesse imprese, al pagamento di alcun onere di trasmissione o di dispacciamento. Proponiamo, altresì, di non assoggettare l'energia prelevata in fascia 4, sempre dalle stesse imprese, al pagamento degli oneri di sistema (componenti A e UC) e di non assoggettare l'energia prelevata in fascia 4 al pagamento di alcun onere in futuro, ricollegabile al regime di allocazione delle emissioni, e conseguente alla normativa ambientale che l'UE ha reso esecutiva con l'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, un altro punto che ci preoccupa molto.
Abbiamo osservato che oggi il mercato delle quote di CO2 si aggira intorno a 24 euro per tonnellata. Se questo è il prezzo che, effettivamente, deve essere pagato da chi produce energia elettrica, ciò comporterà una ripercussione sui consumatori di alcuni euro al megawattora, che non sono sicuramente sopportabili dalle nostre aziende.
L'ultima richiesta che avanziamo riguarda la delibera n. 151 del 2002 che stabiliva la possibilità per i privati di realizzare linee di interconnessione con l'estero attraverso investimenti propri e la concessione dell'80 per cento dell'incremento di capacità, per un decennio. In questo avevamo visto la possibilità di investire. Le alternative possibili sono due: o delocalizzare gli impianti - e questo vuol dire deindustrializzare il paese, che non credo sia nell'interesse di nessuno - oppure prendere l'energia dove la prendono gli altri.
Dal canto nostro, avevamo presentato dieci progetti al GRTN per poter realizzare delle linee di interconnessione.
Purtroppo, al momento la delibera n. 151 è stata annullata. Recentemente, nel mese di ottobre se non erro, il MAP ha emanato il decreto attuativo della legge n. 290 del 2003, che prevede la riapertura di questo capitolo.
Da parte nostra, auspichiamo innanzitutto che i vecchi progetti non vengano buttati via, anche perché hanno comportato, solo per i nostri associati, una spesa di circa un milione di euro di investimenti per la progettazione e per la presentazione. In secondo luogo, riterremmo opportuno che, a parità di bontà del progetto, si desse la precedenza alle aziende che hanno diritto alla salvaguardia, per la realizzazione delle linee.
A questa relazione ho allegato due grafici che mostrano l'andamento degli oneri di sistema e degli oneri impropri che, a partire dal 2000, quando si aggiravano intorno ai 5 euro l'uno, per un totale di 10 euro, sono arrivati a 21,80 euro. In cinque anni, dunque, sono più che raddoppiati.
Il prezzo dell'energia, che nel 2000 si attestava intorno ai 58 euro al megawattora - parlo di energia sul mercato vincolato, per utenze da 100 milioni di chilowattora all'anno -, oggi si avvicina a 90 euro. Come vedete, una situazione di questo genere provoca in noi una grande preoccupazione.

GABRIELE CIRIECO, Consigliere dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Aggiungo solo una nota conclusiva. Il nostro è un linguaggio


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molto tecnico, che va coniugato con il «politichese», o per meglio dire, con un linguaggio istituzionale.
Questa occasione è per noi particolarmente importante, in quanto l'associazione AICEP va a configurare proprio quell'insieme di aziende che la stessa legge Marzano ha identificato, ossia le aziende particolarmente sensibili che necessitano della salvaguardia. Questo insieme di aziende già preesisteva e solo oggi, grazie alla vostra convocazione, ha un'occasione istituzionale per farsi ascoltare.
Le misure che sono state proposte, nella pratica, rappresentano un suggerimento di regime transitorio. Nessuno vuole disconoscere quello che il Governo e la maggioranza hanno attuato per la costruzione di nuove centrali, tuttavia, esistono dei tempi tecnici per la realizzazione.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Inoltre, bisogna considerare le problematiche autorizzative da parte delle popolazioni, che sono sempre contrarie ad ogni iniziativa del genere.
Vorrei segnalare che quando si costruiranno queste centrali, che per la maggior parte saranno a gas, occorrerà anche fare il possibile affinché si realizzino i terminali a gas. Anche in questo caso il Governo e il ministero sono d'accordo, ma purtroppo si trova sempre un ostacolo dall'altra parte.

GABRIELE CIRIECO, Consigliere dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Per dare la misura di quanto quello che noi chiediamo e quello che voi stessi vi siete proposti di realizzare sia razionale e normale, basti prendere il caso della Francia. Stiamo parlando del paese dal quale tutti i consumatori italiani vorrebbero prendere l'energia, dal momento ha un prezzo di generazione di gran lunga inferiore. Ebbene, la Francia ha previsto per la categoria del tutto simile a quella di AICEP, gli «energy intensive», una misura di favore sul prezzo.
Per rendere ad armi pari la competizione, anche sul piano europeo, non vedo perché l'Italia dovrebbe crearsi dei problemi di compatibilità di questo tipo di norma con la normativa comunitaria, quando la stessa è stata attuata da un paese che ha un prezzo di produzione dell'energia inferiore di quasi del 50 per cento rispetto a quello italiano.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Volevo segnalare che in Francia, già dal luglio scorso, i grandi consumatori stanno colloquiando con il Ministero dell'industria e dell'ambiente per poter ottenere dei prezzi speciali. Quando si afferma che l'Europa blocca o accetta i regimi speciali - posto che potrebbe essere anche vero - è necessario tener presente che in altri paesi qualcuno ci sta pensando, anche se avrebbe molti meno motivi di noi per farlo.
Volevo darvi un altro rapidissimo cenno circa l'entità delle nostre aziende, da un punto di vista economico. Il fatturato annuo degli associati AICEP si aggira intorno ai 7 miliardi di euro e il valore aggiunto è di 4,5 miliardi di euro. Pertanto, perdere queste aziende significherebbe subire una perdita importante.
La potenza massima assorbita è di circa 2000 megawatt. Il numero di addetti occupati diretti nelle aziende è di 25 mila unità, mentre gli addetti dell'indotto si aggirano intorno alle 20 mila unità. Come notate, l'insieme costituisce un pacchetto abbastanza importante sotto l'aspetto sia economico che occupazionale.
Vi ringrazio.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Vorrei solamente chiarire una questione.
Dovendo lavorare ad un documento conclusivo, evidentemente i contributi delle diverse associazioni e dei diversi soggetti che vengono auditi, saranno oggetto di attenta valutazione. Credo, infatti, che dovranno far parte, quanto più possibile, della riflessione conclusiva che consegneremo in questa fase finale di legislatura del Parlamento italiano, anche per la futura legislatura.
Ritengo che le questioni da voi segnalate non solo siano importanti, ma abbiano


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anche una rilevanza per alcuni versi strategica per il paese. Tuttavia, denoto il fatto che disegnate un periodo transitorio, verso una realtà ipotetica di mercato compiuto - soprattutto per la parte che riguarda l'energia elettrica -, che più che determinare una condizione di salvaguardia delle aziende energivore, rischia di prefigurare una sorta di distretto energivoro franco tariffa, franco tasse e protetto dal mercato. Questa, evidentemente, è una condizione che non può essere perseguibile da alcun legislatore italiano, in relazione alle condizioni del mercato europeo e alla valenza delle norme europee. Credo che questo aspetto, che dobbiamo approfondire, debba essere di una certa reciprocità. Non potete pensare che il legislatore italiano - come è stato sottolineato dal vostro ultimo intervento - possa non prendere in considerazione il fatto che alcune vostre proposte siano al di fuori di una condizione effettiva di praticabilità.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Capisco e sono d'accordo con quanto afferma, ovvero che non si tratta di una questione facile, né semplice.

ERMINIO ANGELO QUARTIANI. Questo non è un elemento di polemica. Del resto, credo sia molto più produttivo ricercare delle soluzioni, anche da parte vostra, che ci consentano di mettere in campo iniziative - anche dal punto di vista legislativo - e suggerimenti di tipo legislativo che siano praticabili, realizzabili e non sottoponibili ad azioni di infrazione da parte dell'Autorità.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Capisco onorevole, e sono d'accordo sul fatto che si tratti di percorsi difficili da portare a termine. Abbiamo avanzato diverse proposte, non tutte saranno realizzabili, tuttavia, potremmo collaborare per cercare di trovare qualche soluzione che dia un colpo al cerchio e uno alla botte.
È un periodo transitorio, come lei ha giustamente detto. Il nostro auspicio è che queste aziende possano sopravvivere per arrivare a momenti migliori, se, come credo, verranno momenti migliori.
D'altro canto, vorrei segnalare che un settore come quello dell'elettrolisi arriva ad avere il 60-70 per cento del costo energetico sui suoi prodotti. Se questo settore in Italia dovesse sparire, tutta la chimica salterebbe. Infatti, importare dall'estero 500 mila tonnellate di cloro, sapendo quali sono le problematiche per i trasporti, non è pensabile. Queste aziende, dunque, hanno anche un certo valore strategico - come lei giustamente ha rilevato -, di cui bisogna tenere conto.
Le soluzioni non sono facili, ma vorremmo che il nostro grido di dolore fosse udito e che si pensasse di agire in qualche modo. Ad esempio, quando abbiamo chiesto l'assegnazione del 10 per cento di capacità di importazione, eravamo consapevoli del fatto che assegnarla a qualcuno avrebbe voluto dire toglierla a qualcun altro.
È chiaro che risparmiare e spendere meno interessa tutti, anche i consumatori domestici. Tuttavia, dare il 10 per cento della capacità a questi consumatori, vuol dire concedere loro un vantaggio di 100 milioni di euro all'anno. Dare 100 milioni a chi consuma 25 miliardi di chilowattora all'anno significa dare 4 euro al chilowattora di abbattimento di prezzo.
Togliere 100 milioni agli altri 300 miliardi di consumo - fra cui quello domestico, ad esempio, per una famiglia media, che consuma 2500 chilowattora all'anno -, invece, corrisponde ad imporre un maggior onere di 0, 75 euro all'anno. Pertanto, capisco bene che non sia facile, ma forse vale la pena penalizzare qualcuno - che poi forse avrà un posto di lavoro - in misura così esigua, per far sopravvivere delle aziende.
Bisognerebbe far capire in questi messaggi che non si intraprende un'azione che abbia conseguenze negative per tutti, ma di cui tutti possono usufruire.


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GABRIELE CIRIECO, Consigliere dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). L'unica controproposta è quella di dire che è vero che se si prendono in considerazione certe misure in quanto tali, queste possono sembrare fuori dalla logica del mercato. D'altro canto, si deve anche partire dalla constatazione che il deficit strutturale di capacità di importazione in Italia rende il mercato italiano avulso dal resto, dal momento che non entra sufficiente energia per rispondere alla domanda. È il nostro mercato ad essere fuori dalla logica di mercato più ampia.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Abbiamo un'ulteriore prospettiva che, forse, è ancora più facile, dal momento che non comporta alcun problema per altri consumatori. Probabilmente, non favorisce i traders e i produttori, che, tuttavia, in questo mercato hanno già le tasche ben piene.

PRESIDENTE. Presidente, la ringrazio anche a nome della Commissione.

NINO MORGANTINI, Presidente dell'Associazione italiana consumatori energia di processo (AICEP). Mi lasci dire che esiste la prospettiva delle linee di interconnessione, che sono ancora tutte da realizzare. Chiediamo che, almeno su quelle, ci si lasci investire in modo da poter recuperare il nostro gap con l'estero.

PRESIDENTE. Dichiaro conclusa l'audizione.

Audizione di rappresentanti di Confartigianato, della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA) e di Casartigiani.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulle prospettive degli assetti proprietari delle imprese energetiche e sui prezzi dell'energia in Italia, l'audizione di rappresentanti di Confartigianato, della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA) e di Casartigiani.
Sono presenti per la Confartigianato, il direttore dell'area economica, dottor Bruno Panieri, e il dottor Enrico Quintavalle dell'ufficio studi. La CNA è rappresentata dal dottor Campanile, responsabile del dipartimento mercato e competitività e dall'onorevole Orietta Baldelli per le relazioni istituzionali. Infine, per la Casartigiani è presente il dottor Michele Sossi.
Vi chiedo di riferire in modo sintetico e di inviarci, eventualmente, delle memorie scritte.

BRUNO PANIERI, Direttore dell'area economica di Confartigianato. Grazie, presidente. Ringraziamo la Commissione per averci convocato nell'ambito di questa audizione che riteniamo molto importante. Cercherò di attenermi alle sue indicazioni di sintesi, offrendo degli spunti sugli elementi fondamentali. Tralascerò la parte di analisi, perché al termine dei lavori vi presenteremo un documento e tre rapporti di ricerca che Confartigianato ha realizzato, rispettivamente, sul gas, sull'energia elettrica e sul prezzo del petrolio.
Vengo ora agli elementi di proposta che la nostra Confederazione auspica nell'ambito delle politiche energetiche di questo paese. I dati di analisi confermano la presenza di elementi di disfunzionalità nel sistema energetico nazionale che derivano da problematiche specifiche del nostro paese, e quindi dalla necessità di compiere delle scelte differenti e di orientamento diverso nel campo della politica energetica.
Il dato che riscontriamo, ad esempio, a parità di aumento del prezzo del petrolio in tutti i paesi, è che l'Italia soffre maggiormente di questo elemento, il che genera sostanzialmente una asimmetria nei prezzi e un costo più alto soprattutto per le imprese del paese.
Tenendo conto di questi elementi di analisi, Confartigianato auspica, in termini di politica energetica, che si attui un deciso intervento, rivedendo innanzitutto la pressione fiscale sull'energia. Infatti,


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abbiamo un sistema fiscale che, evidentemente, genera dei sovraccosti per le imprese e per le famiglie, e forse questo rappresenta un elemento di grosso freno ai processi di abbassamento dei prezzi energetici.
Peraltro, per essere molto concreti, una prima misura - che probabilmente sarebbe a costo zero per il bilancio dello Stato - potrebbe essere quella di rivedere il meccanismo di applicazione dell'addizionale erariale. Tale meccanismo, in questo momento, penalizza fortemente - tra l'altro in controtendenza con gli obiettivi di efficienza energetica - le piccole imprese a favore di quelle energivore, che hanno un abbattimento molto forte, un'addizionale erariale pari a 0, e si pone, quindi, a sfavore delle piccole imprese che sostengono la maggior parte del costo relativo all'addizionale erariale.
Un altro elemento strutturale sul quale non rappresentiamo una voce isolata, come organizzazione, è senza dubbio quello legato ai processi di reale liberalizzazione del mercato energetico del paese.
Gli sforzi compiuti per arrivare ad un mercato effettivamente liberalizzato, sono ancora insufficienti affinché si generino delle efficienze reali e si producano dei vantaggi per i consumatori.
Un ulteriore elemento è quello di una diversificazione effettiva del mix di approvvigionamento energetico. Anche su questo argomento, vi lasciamo un documento. Non mi soffermerò su questo tema, limitandomi a dire che il mix di approvvigionamento energetico deve essere rivisto, sostituendo la generazione elettrica di grande taglio e sostituendo all'olio combustibile altri combustibili.
Un fattore al quale la nostra organizzazione crede molto è quello di approcciare ad un modello di produzione che preveda incentivi alla microgenerazione distribuita. Non è detto che nel nostro paese l'energia si debba assolutamente produrre soltanto con megagenerazione. Pensiamo, infatti, che introducendo delle soglie di produzione da fonti rinnovabili, si possa effettivamente dare una mano. Questo, com'è chiaro, non si porrà in termini risolutivi del problema, ma certamente con gradazioni percentuali, che possano consentire nell'arco di 5-10 anni di raggiungere volumi di produzione rinnovabili, significativi, e comunque vantaggiosi. Si tratta di una scelta che va assunta in premessa, in termini di politica energetica.
Questi, in sostanza, sono gli aspetti che intendiamo mettere in evidenza, se vogliamo effettivamente ridurre il gap di maggior costo che le nostre imprese sopportano. A tal proposito, tutti i dati che vi consegneremo nell'ambito dei rapporti che vi ho annunciato ci confermano, sostanzialmente, un disallineamento rispetto alle condizioni di contesto nelle quali vivono tutti gli altri produttori almeno nei paesi dell'Unione europea.
Vi ringrazio per l'attenzione. Siamo disponibili a rispondere alle vostre domande.

PRESIDENTE. Grazie a lei per essere stato molto preciso, lucido e anche sintetico.
Do la parola al responsabile del dipartimento mercato e competitività, della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA), dottor Tommaso Campanile.

TOMMASO CAMPANILE, Responsabile del dipartimento mercato e competitività della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (CNA). Grazie, signor presidente, per questo invito.
Desidero solamente sottolineare alcuni aspetti. Le nostre organizzazioni, assieme a quelle della piccola industria hanno costituito un tavolo che affronta e porta avanti progetti comuni sull'energia. Pertanto, ci siamo dotati di una politica assolutamente unitaria e condividiamo le proposte che avanzava il collega della Confartigianato
Mi limiterò ad evidenziare due aspetti per non farvi perdere ulteriore tempo. Il primo è che bisogna rendersi conto che l'elevato livello di costo dell'energia e le difficoltà di approvvigionamento energetico


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nel nostro paese - non solo per quanto riguarda l'energia elettrica, ma anche quella da autotrazione - sono diventati elementi fondamentali per lo sviluppo delle imprese. Le piccole imprese e l'artigianato sono assolutamente penalizzati sul mercato interno e su quello comunitario, a causa degli elevati costi.
Le nostre proposte, quindi, tendono a far sì che questo elemento fondamentale di competitività torni a essere positivo, anziché negativo. L'alleggerimento della pressione fiscale per le piccole imprese costituisce una questione essenziale - secondo le proposte che abbiamo elaborato - che non incide sulle entrate dello Stato, ma che dovrebbe perequare il carico fiscale tra i diversi settori e nell'utenza. Oggi la piccola impresa è penalizzata anche rispetto ad altri settori della produzione.
Le proposte di incentivare i programmi di produzione dell'energia da fonti alternative o i programmi di efficienza energetica hanno lo scopo di abbattere i costi dell'energia, ma servono anche per il paese, in quanto si può risparmiare dal 20 al 40 per cento di energia prodotta dalle fonti tradizionali.
Pertanto, si tratta non di un appesantimento dei bilanci dello Stato o dei fondi comuni, ma di un risparmio notevole che può far crescere la competitività e lo sviluppo delle nostre piccole imprese. Grazie.

PRESIDENTE. Grazie a lei per la precisione e per gli spunti, di cui terremo conto.
Do la parola al dottor Michele Sossi.

MICHELE SOSSI, Funzionario di Casartigiani. Innanzitutto, vorrei ringraziare la Commissione per l'audizione. Personalmente, risparmierò anche i cinque minuti concessi, perché mi limiterò a condividere quanto è stato riferito precedentemente dai colleghi.
Lascio alla Commissione alcune osservazioni scritte.

PRESIDENTE. Grazie.
Do la parola ai deputati che intendano porre quesiti o formulare osservazioni.

STEFANO SAGLIA. Intervengo solo per sottolineare come i documenti che ci sono stati presentati sono molto completi. Ringraziamo le associazioni intervenute, garantendo che le loro osservazioni saranno oggetto del nostro esame e rientreranno nel documento conclusivo. Noto che si tratta di analisi molto puntuali, anche migliori di quelle di alcune aziende rilevanti che abbiamo audito.

PRESIDENTE. Ricordo che i relatori sono i colleghi Saglia e Quartiani. A nome del presidente Tabacci e di tutta la Commissione ringrazio gli intervenuti a questa audizione particolarmente incisiva rispetto a tante altre. Sono sicuro che essa sarà molto proficua per il nostro futuro lavoro, volto a fornire indicazioni utili ad individuare strade percorribili.
Dichiaro conclusa l'audizione.

La seduta termina alle 11,15.